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RESTITUIAMO MATTONI_Cupola del Woodpecker. Immagine di © Andrea Gualdi.

Ciao a tutti,
e benvenuti alla prima puntata di “RESTITUIAMO MATTONI”, la rubrica che vi porterà alla scoperta di luoghi abbandonati e inutilizzati, edifici e strutture che un tempo erano popolati, ma che oggi, per un motivo o per un altro, sono ormai in disuso … luoghi che però hanno incredibili storie da raccontare, e l’immancabile fascino dell’eco di un glorioso passato!

Per questa prima puntata ho pensato di proporvi un viaggio nel tempo che arriva fino agli anni ’60 della Riviera Romagnola.
Siccome sono uno che bazzica parecchio tra discoteche e locali …. oggi vi racconterò la storia del Woodpecker a Milano Marittima, un tempo considerata la discoteca (o “dancing”, come venivano chiamate all’epoca le disco) più suggestiva di tutta la riviera.

Siete pronti? Mettetevi comodi e tirate fuori i pop-corn … va in scena la storia del Woodpecker!

Tutto iniziò nel 1952.
La famiglia De Maria era la classica famiglia vacanziera dedita e fedele al litorale romagnolo da oltre 15 anni e, colta da un forte spirito imprenditoriale, suggerito dalla nuova ripresa turistica del dopoguerra, e stimolata dal figlio Aurelio, ventiduenne universitario, decise di creare un locale notturno che fosse all’altezza degli standard della riviera romagnola dell’epoca.

Fu così che nacque il Woodpeker, ambiente caldo e accogliente, molto amato dai giovani, di grande prestigio, e soprattutto luogo d’élite: c’era gente che veniva da tutta Italia e i prezzi erano indubbiamente i più alti di tutta la riviera.
Il locale faceva concorrenza al Savioli di Riccione e rimase a lungo molto più importante del Pineta.

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Woodpecker negli anni ’60. Immagine di repertorio da “Il blog di Cervia e Milano Marittima”.

Il personale era altamente qualificato; l’ambiente raffinato, intimo ed esclusivo; le orchestre erano sempre le più prestigiose e richieste del momento e la clientela era ovviamente estremamente elegante ed esclusiva (insomma … il classico locale con la selezione all’ingresso!!!!).
All’interno si poteva trovare un terrazzo superiore, nel quale per un certo periodo, venne istituito il Pepper, aperto il pomeriggio per i ragazzi più giovani, il quale ospitò gruppi famosi dell’epoca, tra cui anche l’Equipe 84.
Inizialmente il Woodpecker venne costruito in pieno centro, nella Terza Traversa; ma non passò molto tempo prima che i residenti della zona cominciassero a lamentarsi e a mal sopportare i rumori e il traffico del locale.

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Cupola illuminata del Woodpecker negli anni ’60. Immagine di Matteo Domeniconi.

Fu così che nel 1966, il proprietario del Woodpecker, decise di spostare il locale, trasferendolo nell’entroterra di Milano Marittima, sull’Adriatica, isolato in mezzo ad un territorio abitato solo da campi, natura e suggestivi laghetti: “Stavo tornando da Ravenna e nei pressi di Milano Marittima feci caso ad alcuni laghetti, dissi fra me e me, che il nuovo Woodpecker sarebbe stato sull’acqua. Silvano Collina mi passò il contatto dell’architetto faentino Filippo Monti che creò un modellino basato sulle mie idee rivoluzionarie” .

De Maria si affidò dunque al celebre architetto Filippo Monti, il quale raccontò come il progetto del nuovo Woodpecker partì quasi per gioco: “…facciamo un cerchio, facciamo affiorare l’acqua e ci mettiamo i coccodrilli”!

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Veduta aerea del Woodpecker. Immagine di Matteo Domeniconi.

Ovviamente i coccodrilli non furono mai inseriti nel progetto reale, ma da questo scherzo nacque una composizione generale assolutamente affascinante, frutto di una lavorazione astratta e minimale, che privilegiò l’utilizzo di elementi esclusivamente naturali, come terra, acqua e cielo. 

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Modellino del nuovo Woodpecker. Immagine di Matteo Domeniconi.

Venne realizzato un cratere, circondato da una sorta di duna: un anello con all’interno una piattaforma rivestita di marmo giallo di Siena, completamente circondata dai laghetti dalle forme circolari e comunicanti tra loro. Il tutto era sovrastato dalla grande e caratteristica cupola in vetroresina, costruita sul modello di quella del Brunelleschi a Firenze. La cupola era quindi una sorta di guscio in vetroresina nervata, divisa come un ombrello in tanti spicchi, grazie alla presenza di tubi di ferro rivestiti da una copertina in alluminio.

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Bozze originali degli schizzi dell’Architetto Monti. Immagine di Matteo Domeniconi.

Ovviamente potete ben immaginare come questa struttura risultasse assolutamente sperimentale e all’avanguardia, considerando che venne progettata e costruita negli anni ’60!

Il nuovo Woodpecker aprì quindi nel Giugno del 1968 e fu subito amato da tutti!
Nel giorno dell’inaugurazione suonarono le orchestre di Franco Campanino e di Tonino D’Ischia, con la gestione del bar da parte di Peppino Manzi.

Purtroppo però, agli inizi degli anni ’70, il Woodpecker cessò la sua gloriosa attività.
Nel corso degli anni sono state molte le leggende sulla chiusura del Woodpecker, c’è chi disse che chiuse per colpa della posizione, chi per l’umidità, quella più gettonata era addirittura che avesse chiuso “per colpa delle zanzare”!!
Dopo anni di silenzio, circa una anno fa il Dott. Aurelio De Maria ha rilasciato un’intervista nella quale ha spiegato che la discoteca prese fuoco una notte a causa di un cortocircuito che si era creato nei bagni della struttura.
Venne devastato e bruciato tutto, tranne la maestosa cupola, che rimase perfettamente intatta, esattamente come possiamo vederla ancora oggi.
Molte ditte e privati hanno tentato di mettere le mani sul Woodpecker, con la speranza di dare nuova luce al vecchio ”dancing”, purtroppo però ogni tentativo è stato respinto a causa di una mancata conformità al piano regolatore. Ecco perché, da oltre 40 anni, il Woodpecker si trova in uno stato di totale abbandono.

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Woodpecker oggi. Immagine di © Francesco Bertozzi.

Oggi la cupola, luminosissima al suo interno, è immersa nella ricca vegetazione che ha ripopolato ciò che resta di un locale che, seppur per pochi anni, ha fatto la storia della vita notturna della riviera romagnola. I laghetti sono sovrastati da alti canneti e la cupola è diventata un vero e proprio “pezzo d’arte”, dopo che l’artista di fama mondiale Blu, inserito dal “The Guardian” tra i 10 migliori writer al mondo, ha deciso di imprimervi per sempre la propria firma.

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Graffiti dell’artista Blu. Immagine di © Lorenzo Mini

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Graffiti dell’artista Blu. Immagine di repertorio da “Il blog di Cervia e Milano Marittima”.

Io ci stato stato proprio pochi giorni fa, durante le mie mini-vacanze a Milano Marittima, e tra una foto e l’altra, ho rivisto intere generazioni anni ’60 danzare insieme alle creature viventi a metà tra macchine e animali dei graffiti di Blu, in un girotondo incessante di  riconciliazione tra passato e presente che da oltre 40 anni viene gelosamente custodito e preservato dagli imponenti e vigili canneti tutto intorno.

Perdonatemi il finale un pò romantico … ma sento di potermi definire a tutti gli effetti un inguaribile amante delle “cose” abbandonate e, in quanto fotografo, sento di avere il dovere morale di restituire la vita, attraverso le immagini, a questi luoghi dimenticati da molti … ma non da tutti!

Se anche voi siete degli appassionati come me, non perdetevi il prossimo articolo … il mondo è pieno di luoghi che aspettano solo di tornare a parlare e raccontare chissà quali mirabolanti avventure!!!

Stay tuned! 😉

Andrea Gualdi

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